Abbiamo bisogno di stilisti emergenti nel 2025? Quando tutto il mondo gira intorno al fast fashion e al mass market c’è ancora spazio per chi vuole iniziare ORA?
L’Italia è considerata da sempre la patria dei nuovi stilisti, ma nonostante ci siano tantissime scuole di moda e accademie che ogni anno danno vita a nuovi designer e professionisti nella moda, pochi riescono a trovare la loro strada.
Ogni tanto ci sorprendiamo nel capire quanti siano pochi i brand emergenti e i giovani stilisti indipendenti che decidono di fare qualcosa di proprio e che (purtroppo) non arrivano mai sul mercato.
Non vediamo infatti quasi mai tra gli scaffali di negozi e boutique brand emergenti fatti da giovani italiani.
Altrettanto incredibile è il fatto che: se pensiamo al nostro guardaroba, a quello che noi indossiamo, la maggior parte dei capi che possediamo non sono prodotti in Italia.
Quindi qualcun altro sta facendo moda al posto nostro, dall’altra parte del mondo a prescindere da quanto ci si racconti che il “made in Italy” sia il marchio più amato e ricercato nel mondo.
Se ancora non mi conosci lascia che mi presenti!
Sono Corrado Manenti e negli ultimi dodici anni della mia carriera mi occupo quotidianamente di aiutare stilisti emergenti e chiunque voglia creare e realizzare qualcosa di proprio nella moda a renderlo possibile.

Il panorama della moda: tra lusso, fast fashion e nuovi modelli di business
Se pensiamo alla moda, abbiamo due realtà principali:
da un lato troviamo i grandi marchi di lusso e la Couture, protagonisti delle sfilate più prestigiose. Le loro creazioni non solo definiscono l’estetica del fashion system, ma influenzano l’intero settore con un effetto “a cascata”, ispirando sia il prêt-à-porter che il mercato mainstream.
All’estremo opposto c’è il fast fashion e il mass market, ovvero la moda accessibile e prodotta su larga scala. Brand come Zara, H&M e Primark reinterpretano rapidamente le tendenze, rendendole disponibili a un vasto pubblico con prezzi competitivi e distribuzione capillare.
Esiste poi un livello intermedio, composto da grandi brand con una propria rete distributiva e da designer indipendenti che propongono un’alternativa alla moda mainstream. Qui si collocano realtà che puntano su originalità, artigianalità, sostenibilità e identità creativa unica.
Se vuoi creare qualcosa di tuo, trasformare un’idea in una collezione e costruire un brand attorno alla tua visione, devi partire da una strategia chiara e sostenibile, anche su piccola scala. Comprendere il mercato, definire il tuo posizionamento e scegliere un modello di business efficace ti permetterà di sviluppare un progetto solido e competitivo fin dall’inizio.
Non tutti infatti hanno la fortuna di avere grandi fondi da investire.
La moda è un settore affascinante, ma anche estremamente complesso. È un ecosistema in cui interagiscono molti interlocutori, e dove il successo dipende dalla capacità di creare gioco di squadra e di seguire un percorso ben strutturato, che trasformi un’idea in un vero e proprio brand da posizionare sul mercato.
Una delle mie competenze come brand designer è quella di progettare l’architettura di business affinché la tua idea creativa possa diventare un marchio riconoscibile e competitivo nel mondo della moda.
Se sogni di lanciare la tua linea, ma non sai da dove iniziare, sei nel posto giusto!
La moda, è chiaro, non è solo una questione di bellezza o creatività. I vestiti non esistono semplicemente perché sono stati disegnati da uno stilista, ma perché dietro ogni capo c’è un brand che lo legittima e lo rende riconoscibile nel tempo.

Il Brand non è solamente il logo o gli elementi grafici sui nostri prodotti ma l’insieme di tutti gli attributi tangibili e intangibili.
Tra gli stilisti divi, uno spazio per le nuove promesse
Certamente i grandi brand di moda non si sono affermati solo per la qualità dei loro prodotti, ma per la storia e l’identità che hanno costruito nel tempo. Molti di loro vantano un’eredità di 50, 100 anni o più, un elemento che legittima il loro posizionamento sul mercato e giustifica anche il prezzo dei loro capi.
Il ruolo mitico dello stilista suscita sempre un forte fascino: da Gianni Versace a Laura Biagiotti e Gianfranco Ferrè, figure di divi che hanno dato l’imprinting iniziale, definendo il codice genetico del marchio. È lo stilista a stabilire l’estetica, i valori e la visione che lo renderanno riconoscibile. Nel tempo, i designer che si succedono alla direzione artistica hanno il compito di evolvere il brand senza tradirne l’essenza, mantenendo vivo il suo successo attraverso le generazioni.
Quando infatti una casa di moda porta il nome del suo fondatore, la sfida per il successore non è solo quella di disegnare abiti: si tratta di essere all’altezza di un’eredità, spesso intrisa di una visione profondamente personale.

Lo Stilista come ruolo di Fondatore ha un ruolo mitico nella storia di tutti i grandi brand! Nell’immagine presa dal mio libro tutti i più grandi stilisti Italiani
Ma la storicità è ovviamente un valore che un emergente stilista non può vantare. Se è vero che i grandi stilisti hanno scritto la storia della moda italiana e non solo, è anche vero che sono passati più di 40 anni dai loro esordi.
Perché poi, nel pratico, cos’è questa autorevolezza? Perchè è tanto importante?
Quando arriviamo sul mercato con il nostro prodotto a che prezzo lo venderemo? O meglio quale sarà il prezzo che il cliente sarà disposto a pagare rispetto a quello che stiamo offrendo? La nostra storia, le nostre immagini, la nostra esperienza di acquisto giustificherà tale prezzo?
Tutte queste domande rimandano all’autorevolezza di un brand, e quindi a quella del suo stilista.
Ed è per questo che ci serve un brand.
Non basta creare una collezione. Il brand è qualcosa che come stilista ti porti dietro nel tempo e se sei bravo a comunicare e a fare aumentare il valore della tua marca guadagnando una esposizione sempre maggiore potrai nel tempo aumentare il suo valore, e con esso aumenterà anche il valore dei tuoi prodotti, quindi il prezzo a cui potrai proporli al mercato.
Di cosa parliamo quando parliamo di moda
La prima grande considerazione che dobbiamo fare, a prescindere da quale tipologia di prodotto tu voglia creare, è che ci sono delle componenti universali da considerare nella costruzione di un prodotto.
Quando parliamo di moda, non ci riferiamo solo al prodotto in sé, ma a tutto l’universo che lo circonda. Da un lato, abbiamo l’elemento concreto: il capo d’abbigliamento o l’accessorio con i suoi materiali, il design e le caratteristiche estetiche. È un oggetto tangibile, fatto di scelte stilistiche e manifattura.
Dall’altro, però, esiste una dimensione intangibile, fatta di emozioni, percezioni e narrazioni. Il valore di un prodotto è fortemente influenzato dalle storie che lo accompagnano, dalle aspettative che genera e dall’immaginario che lo rende desiderabile.
È la psicologia della moda, quel legame invisibile tra il brand e il consumatore che trasforma un semplice capo in un’icona di stile.
Ecco perché creare un prodotto di successo non significa solo realizzare qualcosa di esteticamente bello, ma anche costruire un’identità attorno ad esso. Comprendere gli elementi che lo rendono unico e il significato che può assumere per chi lo indossa è essenziale per dare vita a un brand autentico e riconoscibile.

Ogni capo che compriamo
Ha un preciso significato simbolico e una sua precisa destinazione d’uso o occasione per la quale l’abbiamo comprato
Quando acquistiamo un capo d’abbigliamento, raramente lo facciamo solo per necessità. A meno che non si tratti di articoli basici, come biancheria intima o una semplice maglietta per dormire, ogni acquisto è carico di significato.
Non stiamo semplicemente comprando un vestito, ma qualcosa che rappresenta un’emozione, un desiderio o un’immagine di noi stessi.
Un capo non è solo tessuto e cuciture, ma un simbolo di stile, appartenenza o aspirazione. Nel momento in cui lo scegliamo, nella nostra mente abbiamo già immaginato l’occasione in cui lo indosseremo e il modo in cui ci farà sentire.
Questo aspetto diventa ancora più cruciale quando passiamo dall’altra parte, ovvero quando siamo noi a costruire un brand. Comprendere il valore simbolico di un prodotto significa saper raccontare una storia che risuoni con il pubblico, trasformando un semplice acquisto in un’esperienza.Per questo, quando tu vuoi costruire un prodotto, è importante che tu abbia in mente:
Quali sono questi valori?
Perché dovrebbe essere rilevante per le persone?
Ma l’altra grande considerazione assoluta, che è alla base di tutti i prodotti , è che non si può fare un prodotto che piaccia o non piaccia a tutti.
Da un lato è positivo, dall’altro bisogna anche ammettere che noi dobbiamo costruire prodotti conoscendo il nostro mercato di riferimento, conoscendo chi saranno appunto i futuri acquirenti e quindi i nostri futuri clienti fidelizzati.

Scuole di moda e accademie: quali prospettive per i nuovi stilisti?
In un Paese come l’Italia, spesso etichettato come “terra di tradizione” più che di innovazione, è facile celebrare le glorie del passato, esaltando ciò che è già stato scritto. Meno facile, invece, è continuare a scrivere quella storia, guardando al futuro con lo stesso coraggio e ambizione, e non perché manchino i talenti, ma perché spesso è più comodo così.
Nel nostro territorio vantiamo alcune delle migliori scuole di fashion design al mondo e, nonostante la Francia sia riconosciuta come la patria dell’Haute Couture, è proprio il nostro Paese ad aver trasformato la moda in un fenomeno globale.
Dagli anni ’60 agli ‘80, una nuova generazione di stilisti italiani ha rivoluzionato l’industria, portando il Made in Italy a essere sinonimo di qualità, creatività e innovazione. Grazie a loro, l’Italia non è più solo la terra dell’arte e della cultura, ma anche il luogo in cui la moda prende vita e detta tendenze che influenzano l’intero panorama internazionale.
Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di nuovi stilisti, di menti fresche e ambiziose che possano portare avanti questa tradizione di eccellenza senza lasciarla svanire. E qui arriva la domanda: sarai tu uno di loro?
Perché se non saremo noi a credere nel nostro talento, nelle nostre idee e nel nostro know-how, qualcun altro lo farà al posto nostro. Il rischio? Vedere il “Made in Italy” ridotto a una semplice etichetta, priva della vera essenza italiana.

Lo stile streetwear ha influenzato dal basso verso l’alto anche alcuni brand del lusso. Iconiche ad esempio le collaborazioni tra Supreme e Luis Vuitton
Ogni anno le scuole di moda formano tantissimi giovani talenti, ma in molti finiscono per entrare nel sistema senza mai provare a creare qualcosa di proprio.
Certo, il fashion system è un meccanismo complesso e dominato dai grandi gruppi, con colossi come Inditex che plasmano il mercato a velocità impensabili fino a qualche decennio fa. Il modello Zara, con collezioni che si rinnovano ogni due settimane, è progettato per intercettare e trasformare rapidamente qualsiasi tendenza emergente. Che si tratti di un look visto in una serie TV o di un fenomeno culturale globale, il fast fashion è in grado di portarlo nei negozi nel giro di un mese – se non prima.
Qui non parliamo dell’ispirazione tradizionale che guida i grandi macro trend, ma di un’analisi ben diversa: demografica, antropologica, estremamente mirata ed efficace. Un approccio che non crea mode, ma le amplifica e le distribuisce con una velocità senza precedenti.
Se è vero che la moda una volta era influenzata solo dall’alto, oggi le cose sono cambiate: le nuove tendenze nascono anche dal basso, dai creativi emergenti, dai designer indipendenti che osano innovare.
Ecco perché la domanda non è più “c’è ancora spazio per i nuovi stilisti?”, ma piuttosto “sei pronto a prenderti il tuo spazio?”
Come i nuovi stilisti possono cambiare il sistema della moda
Elena Velez, stilista 29enne, ha ideato un approccio accademico salvagente per sopravvivere in un settore che richiede a chi è al timone dei marchi di bilanciare abilmente creatività e business, ma offre loro pochissime risorse per farlo.
Concettualizzo una collezione nello stesso modo in cui costruirei un saggio persuasivo: tesi, prove a supporto, ricerca primaria e secondaria.
Una metodologia che le permette di essere creativa e allo stesso tempo produttiva per poter costruire un’architettura prima commerciale per poi renderla emozionante.
Provare a imporsi sul mercato con un nuovo brand, infatti, non era cosa da poco già prima dell’arrivo del Coronavirus. Tuttavia, non tutto è perduto: i giovani stilisti devono essere radicali nell’approccio ai modi in cui potrebbero adattarsi e sopravvivere nel coraggioso nuovo mondo della moda.
Per la generazione di nuovi stilisti i social media sono la chiave per emergere nel mondo della moda. Piattaforme come Instagram e TikTok non sono solo vetrine, ma veri e propri strumenti di branding. Sadie Clayton, designer e imprenditrice, incoraggia i nuovi stilisti a sfruttarne il potenziale:
Esistono infinite possibilità per promuovere il proprio marchio e costruire un’identità forte attraverso i media digitali. I social permettono ai designer emergenti di avere il pieno controllo sul proprio messaggio e sulla propria estetica.
Oggi, infatti, non serve un budget enorme per farsi notare: autenticità, storytelling e una strategia mirata possono trasformare un profilo social in una piattaforma potente per il successo del tuo brand e del tuo nome!

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Se hai letto questo articolo è perchè sei sicuramente un appassionato di moda,ma il vero motivo per cui leggi questi argomenti sul mio sito e non su una rivista di moda
è perché molto probabilmente da diverso tempo hai nel cassetto
l’idea di creare un tuo brand di moda.
Sono Corrado Manenti e ormai da più di 10 anni ho fondato il primo ufficio stile indipendente specializzato nell’ affiancare i designer emergenti nello sviluppo delle loro collezioni e nel loro percorso di auto imprenditorialità.
Se sei uno stilista o semplicemente un creativo e hai sempre sognato di realizzare una tua collezione di moda e venderla sei nel posto giusto!
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